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CONVEGNO SUI CONSULTORI – SOVERATO  8 MARZO 2025

Intervento

I consultori sono ancora i luoghi dell’autodeterminazione delle donne?”

a cura di Maria Grazia Riveruzzi



Mi chiamo Maria Grazia Riveruzzi, sono socia fondatrice della BDS insieme con alcune amiche qui presenti e con altre che non ci sono più (Assunta Di Cunzolo e Fulvia Geracioti), ma che hanno condiviso con me negli anni 70/ 80 la lotta per l’istituzione dei consultori e di Soverato. Non posso quindi negare che la crisi in cui versano i consultori non mi stia particolarmente a cuore e che non mi abbia procurato delusione e indignazione, ma anche lo stimolo a rilanciare e a tutelare un presidio di salute pubblica dove si esercitava l’auto-determinazione delle donne e di altre libere soggettività.

In questo contesto di forti spinte autoritarie, di chiusura di spazi democratici, di inasprimento della violenza di genere, e di disuguaglianze di genere, vogliamo sottrarre l’8 Marzo alla propaganda della “festa” e coniugare il potenziale simbolico di questa giornata internazionale della donna come giornata di lotta e di contestazione e di rivendicazione.

Oggi , in questo momento storicamente involutivo e particolarmente reazionario nei confronti di noi donne e dei diritti conquistati, sento il dovere di presentarmi come donna “ex- udina”, che negli anni ‘80 partecipava attivamente alla grande mobilitazione dell’ UDI calabrese per l’emancipazione della donna e il suo diritto alla cittadinanza.

 Tutte le conquiste di quegli anni vengono confutate: diritto ai servizi socio-sanitari  (asili nido e consultori chiusi), diritto delle donne al lavoro con parità salariale tra i due generi,  la legge 194 sull’aborto fino alla minaccia se non alla eliminazione della nostra vita , per avere tanto osato. Noi donne della BDS, consapevoli del graduale smantellamento e ridimensionamento dei consultori , abbiamo sentito il desiderio e la necessità etica e politica diUSCIRE DAL SILENZIO”, RIPRENDERE LA PAROLA PUBBLICA, tornare ad essere soggetti socialmente visibili e incisivi nel contrastare un sistema patriarcale che, benché, moribondo, continua ad agire in modo ingannevole o allettante per ricondurci a uno stato di soggezione e per gestire i nostri corpi e le nostre menti.

Abbiamo lavorato alacremente per preparare questo convegno e abbiamo costruito una rete di relazioni attorno a questa iniziativa , convinte che la condivisione di pensieri e di voci con altre /i  rafforzi la nostra resilienza contro una cultura misogina che ci vuole mute e sottomesse o peggio ancora complici.

Abbiamo costruito una rete di donne pronte a confrontarsi nel rispetto delle diversità , a discutere e a costruire una piattaforma politica a salvaguardia di una sanità a misura di donna, per rivendicare la gestione sociale dei servizi, una medicina di genere e il rispetto  della libertà di scelta della donna nel generare e di altre libere soggettività.

Sono qui con noi infatti l’Udi di Reggio Calabria , le rappresentanti del movimento” Riprendiamoci i consultori della Locride, le dirigenti psicologhe dei consultori di Catanzaro e di Girifalco, la Presidente del centro regionale antiviolenza, tutte unite, in sinergia per sensibilizzare il pubblico presente e soprattutto le nuove  generazioni sulla necessità di ripristinare i consultori chiusi, di potenziarli , per  ribadire la centralità della salute psicofisica della donna nelle loro funzioni,  la laicità dei servizi socio-sanitari dello Stato, per difendere la legge 194 contro l’introduzione delle ass. pro-vita  nei consultori,  contro l’obiezione di coscienza della casta medica.

Nuvole nere si sono addensate sul nostro capo ; ne conosciamo troppo bene i segnali visibili e sottesi. Una parte della società italiana, retriva e reazionaria affonda il colpo, favorita dal ritorno di un conservatorismo autoritario di vecchio stampo fascio-catto-marxista, perché non c’è ideologia politica, passata e presente, che non abbia negato o tradito il diritto della donna alla libertà .

In Europa e nel mondo le dittature autocrate cercano di sovvertire l’ordine delle democrazie occidentali. In questo panorama geo-politico (la storia magistra est ) sappiamo che le prime ad essere minacciate sono e saranno le conquiste d’emancipazione e di autonomia delle donne ...

Oggi si ripropone con forza la difesa della 194, il potenziamento e il ripristino delle funzioni originarie dei consultori familiari, il cui ruolo centrale era la promozione della tutela della salute della donna, della coppia, del bambino .

La questione cruciale consiste nel riconoscere la capacità reale del soggetto femminile d’incidere, politicamente e socialmente, con una prospettiva di genere, su materie come la salute psico-fisica e riproduttiva della donna e la sua sessualità, la salute della famiglia, della coppia, dei minori.

Politicamente nel senso che occorre una presenza cospicua di donne nelle assemblee elettive e rappresentative per la realizzazione di una vera democrazia intesa come partecipazione e controllo delle cose pubbliche da parte dei cittadini/e.

Socialmente nel senso che occorre riproporre la centralità del ruolo degli /lle utenti, veri protagonisti dei servizi socio-sanitari, e ripristinare al loro interno forme di gestione sociale che sappiano interpretare bisogni della popolazione meglio di chiunque altro, secondo l’art. 3 della legge regionale n.26 della Calabria del 1977.

Così è avvenuto in passato nel consultorio di Soverato. Abbiamo allestito un pannello che testimonia le attività del Consultorio di Soverato negli anni ’80 e ’90 e le sue multifunzioni svolte per la tutela della salute psico-fisica della donna, della coppia, attività d’informazione, di  prevenzione per gravidanze non gradite e educazione sessuale nelle scuole come è possibile evincere da un manifesto che riporta gli incontri dell’equipe delle operatrici del consultorio con gli /le studenti/sse nel 1996 , postato sul pannello.

Ho un debito grande nei confronti delle donne venute prima di me e di quelle dell’UDI con le quali ho lottato e ho acquisito la coscienza di soggetto politico; per questo ritengo un’operazione morale e politica ripercorrere le tappe fenomenologiche della lotta delle donne dell’UDI per l’istituzione dei consultori in Italia, in Calabria e in particolare a Soverato negli anni ‘70/’80; è un percorso necessario per offrire conoscenza e memoria alle nuove generazioni altrimenti orfane di Madri simboliche e ignare dell’esistenza e delle  funzioni dei consultori .

Sotto la pressione dei movimenti femministi degli anni ’70:

· Il 29 luglio del 1975 con la legge nazionale n. 405 furono istituiti i consultori familiari le cui funzioni pluridisciplinari vengono svolte da un’equipe psico-socio e ginecologica a tutela della salute della donna, della coppia, del bambino e della famiglia.

· Nel 1978 fu emanata la legge nr° 194 sull’aborto.

Perché furono istituiti i consultori due anni prima della legge sull’aborto ?

Già nella legge 405 del 1975 erano previste la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dalla donna in ordine alla procreazione responsabile e la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere o prevenire la gravidanza consigliando metodi e farmaci adatti.

In seguito le funzioni dei consultori si sono ampliati con l’approvazione della legge 194/1978:

- Assistere le donne che decidono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza;

- Contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna ad interrompere la gravidanza;

· Informare la donna sui propri diritti e sulle strutture territoriali dove poter ottenere l’ intervento;

· Fornire consulenza sui metodi di contraccezione e prescrizione di contraccettivi;

· Pap test , visite ginecologiche con programmi di prevenzione;

· Attività di informazione e di conoscenza delle funzioni del corpo e  della sua sessualità;

· Consulenza per una maternità libera e responsabile.

Alla luce di quanto appreso, smontiamo definitivamente i l pregiudizio popolare che i consultori  siano “luoghi per abortire“, in realtà sono servizi nati per informare, educare e prevenire l’aborto, per assistere e preparare la donna alla maternità libera e responsabile.

 Le donne che hanno lottato per l’approvazione e per l’applicazione poi della legge 194 sanno bene come l’apparato legislativo sia puntuale e rigoroso sulla “prevenzione” dell’aborto riconosciuto finalmente come piaga sociale e non più un fatto privato della donna da risolvere in clandestinità nella vergogna e a rischio della vita. È chiaro che con l’istituzione dei consultori nel 1975, due anni prima della legge 194 si puntava su un piano di realizzazione per la prevenzione sul territorio nazionale , mai portato a termine, mai realizzato in alcune Regioni.

Il legislatore aveva recepito le istanze del femminismo degli anni ‘70 le cui radici risalgono alla filosofa e scrittrice Carla Lonzi e al suo gruppo di Rivolta femminista. la quale, consapevole della necessità di una legge sulla libertà all’aborto per sconfiggere gli aborti clandestini, rivendicava tuttavia una presa di coscienza da parte della donna su ciò che l’aborto legale pur libero, sottintende: una reiterata violenza sul corpo delle donne da parte dell’uomo. Proponeva alle donne la conoscenza della sessualità come unico sistema per prevenire una gravidanza non gradita. Informazione e conoscenza del proprio corpo avrebbe garantito alla donna l’esercizio all’autodeterminazione intesa come libertà di scelta, libertà di essere madre o no.

 Requisito socio-politico fondamentale dei consultori :

La legge regionale n.26 del 1977 e la legge regionale n.18 del1981 sull’organizzazione dei servizi socio-sanitari, definivano la partecipazione e il controllo democratico dei servizi con la nomina di appositi comitati di gestione coordinati da un /una presidente.

Nel Luglio del 1977 la presenza costante delle donne dell’UDI in sala consiliare (  io, Adriana Lerro, Maria Scarfone, Zina Lupo etc.) indusse la maggioranza a uscire di scena e con l’appoggio della minoranza comunista e di un solo democristiano illuminato , si deliberò  l’istituzione del consultorio di Soverato, il primo in Calabria. Ma gli scontri con le istituzioni continuarono ancora per altri due anni per l’attuazione della delibera. Mentre l’UDI nazionale si disgregava in una pluralità di cellule associative, noi “udine” di Soverato abbiamo ottenuto la sede del consultorio, l’assunzione delle operatrici del servizio e il comitato di gestione non operativo; ma solo nel’81 l’apertura del consultorio.

Nel frattempo nel 1978 ci eravamo  impegnate alla stesura di un regolamento interno del consultorio , approvato dall’assemblea delle utenti , che garantiva la gestione del comitato anche alle donne utenti elette dalla assemblea. Fu un’intuizione politica di grande efficacia aver previsto nel regolamento per la composizione del comitato, un numero di utenti pari al numero delle rappresentanze politiche, sociali, sindacali, del Distretto scolastico, delle ass. femminili, femministe e del gruppo di lavoro delle figure professionali del servizio come prevedeva la legge regionale n.26 del 1977.

In questo modo le utenti e le ass. femminili e femministe di Soverato avrebbero garantito il numero legale per esercitare il potere decisionale sulle attività programmatiche  del servizio e avrebbero acquisito potere contrattuale con le istituzioni .

Ma soltanto alla vigilia degli anni ’90, quando sono stata eletta presidente del comitato dall’assemblea, fu costituito e reso attivo il comitato con una gestione dettata dall’utenza e tutta al femminile. Il consultorio di Soverato divenne un luogo di incontro di noi donne/ utenti, dove si trovava il coraggio di parlare dei nostri bisogni, del nostro corpo, della nostra sessualità, della maternità libera e responsabile, della difficoltà dell’applicazione della legge 194 a causa dell’obiezione di coscienza a cui si appellavano e si appellano ancora oggi medici ginecologi, anestesisti ecc.

Il nostro comitato era diventato una nuova forma associativa di donne che, nell’assunzione di responsabilità della gestione, hanno appreso la politica della relazione e della “mediazione delle disparità femminili”; la pratica politica di tessere una rete di relazioni conferì alle donne/utenti l’autorevolezza di imporre le loro regole e un nuovo modo di fare politica in e fuori dal consultorio  e di opporsi all’arroganza della classe medica, agli ostruzionismi della classe burocratica, a ogni forma di speculazione sulla salute delle donne.

La pratica politica del “partire da sé”, dai bisogni propri e riconoscerli nelle altre/i permise di stendere piani di programmazione annuali con le operatrici del consultorio , idonei alle esigenze dell’utenza. Fece delle donne le vere protagoniste del servizio e contribuì a renderle consapevoli del diritto all’autonomia e all’autodeterminazione del proprio corpo.

Durante gli anni ’90 il comitato a carattere pluralistico divenne un vero laboratorio di politica democratica e collaborò attivamente con l’equipe psico-sociologica e ginecologica per attivare molteplici interventi d’informazione e di prevenzione sul territorio con incontri pubblici, volantini , di profilassi al parto e un programma di educazione alla sessualità nelle scuole del comprensorio,  una serie di conferenze pubbliche per sensibilizzare i /le giovani e le loro famiglie sull’importanza del sevizio consultoriale.

Il problema dell’IVG veniva affrontato con un programma biforcato:interventi di accoglienza , di ascolto e di assistenza alle donne prima , durante e dopo l’aborto, puntando su un piano di ritorno per dare una corretta informazione sui metodi di contraccezione . Interventi d’informazione e di  prevenzione, di educazione alla sessualità, di conoscenza del proprio corpo, di consulenza per una maternità libera e responsabile…

Tutto ciò che ho detto è testimoniato dal pannello dove sono esposti pagine dei libretti pubblicati dal gruppo di lavoro del Consultorio di Soverato.

La gestione sociale, la partecipazione dell’utenza nel consultorio di Soverato sono state esperienze quasi uniche in Italia: nella legge regionale del Lazio erano appena accennate, ma mai realizzate; nella legge regionale dell’Umbria era inesistente.

Con il tempo le femministe hanno lasciato i consultori stanche e logorate dalle estenuanti battaglie senza fine , e da allora la gestione sociale dei servizi risulta inesistente. I consultori sono stati medicalizzati e tra sformati in meri ambulatori, snaturalizzati dalle originarie finalità (accoglienza e ascolto), la salute psico-fisica della donna , il diritto all’autodeterminazione sono subordinati di nuovo alla funzione della maternità, ai problemi dell’infanzia e dell’adolescenza ; assimilata in contesto come la famiglia , la coppia, i minori, la donna viene neutralizzata, perde la sua identità e la sua dignità di persona, la sua unicità.

Se ci guardiamo attorno e osserviamo le giovani donne a cui abbiamo consegnato tante conquiste, come la legge 194, ci rendiamo conto che in questo panorama politico confuso e agitato, ancora misogino e patriarcale, tutte noi donne rischiamo di perdere i diritti di cittadinanza, diritti che non basta averli, ma occorre difenderli ed esercitarli.

In quadro geo-politico e sociale critico, in cui irrompono in modo irresponsabile guerre tra Stati, guerre tra sessi, discriminazioni di genere e di razze, violenze minorili, femminicidi, ritengo necessario e urgente riproporre spazi di partecipazione democratica dove uomini e donne possano incontrarsi, parlarsi e riconoscersi soggetti politici capaci di proporre, collaborare ma anche denunciare ogni forma di illegalità, di violenza contro il diritto alla sanità del corpo e della mente.

Dopo la recente approvazione del decreto ”PNRR QUATER”, i consultori sono stati al centro del dibattito politico e pubblico per l’emendamento sulla presenza delle ass. “pro vita” al loro interno. La questione ha scatenato molteplici azioni di dissenso da parte delle associazioni femministe che manifestano contro la minaccia alla legge 194, contro i tagli della spesa pubblica per la sanità, contro la snaturalizzazione dei consultori ridotti a servizi ambulatoriali, contro gli obiettori di coscienza.

In particolare mi rivolgo alle donne, alle operatrici dei servizi socio-sanitari e dico loro:

Torniamo a parlare del corpo della donna, dei suoi processi biologici con i vari problemi annessi e connessi, parliamo della sua sessualità e parliamo del diritto all’autodeterminazione (parola rimossa dal linguaggio politico delle donne) inteso come assunzione di responsabilità e libertà di scelta; potenziamo i consultori e diciamo chiaramente e con forza che più risorse e più personale ai consultori significano meno aborti. Oggi sarebbe urgente creare spazi d’accoglienza, di ascolto e di relazione a tutti/e e  soprattutto ai/lle giovani,  intervenire nelle scuole con progetti di educazione alla sessualità e all’affettività, promuovere una maggiore integrazione con  gli altri servizi socio-sanitari offerti sul territorio.

Il consultorio è un servizio aperto a tutti e d è gratuito.

Oggi c’è ancora bisogno di femminismo, della nostra intelligenza empatica, dei nostri saperi, dei nostri corpi di nuovo insieme nello spazio pubblico; oggi che il modello consumistico continua a sottrarci soggettività, che la tecnologia, nuova forza di potere apparentemente neutra, tende a mettere ai margini la parte più preziosa del nostro essere umano. Oggi che il patriarcato ha generato nuovi padri/padroni vistosamente sessisti, vergognosamente infantili e irresponsabili, eppure con la pretesa di dominare e governare le nostre vite e anche le nostre coscienze.”








 
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