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Agnus Dei ( Les innocentes)

di Anne Fontaine

a cura di Maria Grazia Riveruzzi




Produzione: Francia – Polonia 2016

Durata : 115’

Genere: drammatico

Interpreti: Lou de Laage , Agata Buzek, Agata Kulesza,

Vincent Macaigne, Joanna Kulig

Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Anne Fontaine,

Sabrina B. Karine , Alice Vial

Fotografia: Caroline Champetier

Montaggio : Annette Dutertre

Scenografia : Joanna Macha

Costumi: Katarzyna Lewinska

Colonna sonora : Gregoire

Sinossi

Polonia 1945 : alla fine della seconda guerra mondiale,durante l’avanzata sovietica nell’Europa dell’est , soldati russi fanno irruzione in un convento benedettino e stuprano ripetutamente le suore che rimarranno gravide. Mathilde, una giovane dottoressa della Croce Rossa francese in missione per curare i sopravvissuti, viene contattata da una suora in cerca di aiuto . Condotta al convento , assiste alcune sorelle incinte , che rischiano di morire pur di nascondere il loro stato e la loro vergogna . Mathilde ( Madeleine Pauliac ,nella realtà) opererà una mediazione tra la sua ragione pragmatica e la religiosità rigida delle monache e restituirà loro la gioia e la speranza di una nuova vita.

Regista

A
nne Fontaine

Nata a Lussemburgo,il 15/07/1959 , inizia la sua carriera come ballerina e si avvicina al cinema negli anni ’80, debuttando come attrice in “Tenere cugine“. Nel 1986 collabora alla regia teatrale del famoso romanzo di Celine “Viaggio al termine della notte”. Nel 1993 si cimenta come regista nel film “ Les histoires d’amour finissent mal…en general”, prodotto dal marito Philippe Carcassone . Artista poliedrica si avventura in film noir a sfondo psicologico e amoroso –sessuale non trascurando anni più tardi l’analisi del dramma familiare col film “ J’ai tuè mon pére “ che valse al suo protagonista , Michel Bouquet , il premio Cesar. Nel 2003 torna ad esplorare le relazioni di coppia con Nathalie e mette in scena un nuovo triangolo amoroso tanto caro al cinema francese . Grande ammiratrice della scrittrice  Doris Lessing trae ispirazione dai suoi romanzi per realizzare films  provocatori e anticonformisti come  “The Grandmothers” e ” Two mothers “ (2013) . Nel 2003 esce nelle sale il ritratto femminile di Coco Chanel “ Coco avant Chanel “. Con disinvoltura e con versatilità passa dalla commedia “ Il mio migliore incubo “(2012  )con Isabelle Huppert al dramma “ The mothers” (2013)interpretato da Naomi Watts e Robin Wrigt. Nel 2015 dirige il film “Gemma Bovary” e nel 2016  in “Agnus Dei” la Fontaine racconta il dramma degli stupri di guerra in un convento di suore nella Polonia del ‘45.

Durante un’ intervista al festival di Bari , la regista racconta di una sera a cena durante la quale due amici produttori le presentano un soggetto così commovente e bello da ispirarle la realizzazione del film “Agnus Dei “. E’ una storia realmente accaduta alla fine della 2° guerra mondiale e riportata in un diario da Madeleine Pauliac, giovane medico della Croce Rossa francese in missione in un  paesino della Polonia poco distante dal convento depredato dai soldati russi. In quella occasione 25 religiose sono state ripetutamente stuprate, alcune fino a 40 volte; 20 sono morte e cinque si sono trovate incinte .

La regista, cresciuta in una famiglia cristiana (padre organista e due zie suore), è rimasta particolarmente colpita dalla vicenda  e ha voluto dare voce a chi non ha avuto voce e un volto a chi non c’è più. Dare visibilità e onorare chi ha sfidato la morte per restituire ad altre la vita è un imperativo categorico che Anne Fontaine ha pienamente rispettato.

E’ una storia incredibile – dice Anne Fontaine – che getta una luce oscura sui militari sovietici… una verità non lontana dall’attualità”.

La storica Lucetta Scaraffia , presente alla rappresentazione del film, ricorda casi recenti, recentissimi dagli stupri in Bosnia agli abusi sulle donne in Africa, in Asia, dove le vittime di violenza vengono emarginate, escluse, respinte. Anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche avvengono gli stupri. “Se non se ne parla , non sarà possibile punire i colpevoli”. La Fontaine , per conoscere e realizzare il film si è documentata non solo con il diario di Madeleine Pauliac, ricco di annotazioni scientifiche, ma ha personalmente visitato e soggiornato per qualche tempo in due conventi benedettini.

Recensione




Agnus Dei (Les innocentes) è un’espressione evangelica che significa “agnello di Dio” e si riferisce a Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati umani.

Anne Fontaine nella scelta del titolo per il suo film ha metaforicamente comparato al sacrificio di Gesù la tragedia delle monache benedettine , vittime innocenti della guerra e della bramosia maschile.

Secondo il diario di Madeleine Paulac, giovane medico della Croce Rossa francese che ha ispirato ad Anne Fontaine il film, nel ’45 in Polonia,  25 religiose sono state ripetutamente stuprate, alcune fino a 40 volte, da soldati russi; 20 sono morte, 5 sono rimaste gravide .

Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, durante l’avanzata sovietica per la liberazione dell’Europa dell’Est dall’occupazione nazista. La quiete e la serenità di un convento benedettino, apparentemente lontano dai disordini bellici e protetto da una corona di antiche mura, sono interrotte  dall’irruzione di un’orda barbarica di soldati russi che cercano nei corpi delle religiose il loro bottino di guerra . La violenza sulle donne diventa un’arma di guerra . Il corpo consacrato al Signore viene profanato e violato  più volte come fosse “un campo di battaglia“; diventa materia su cui il maschio imprime la sua forma, impone il suo ordine, il suo potere. Gli stupri di guerra, poco citati dalla Storia e meno che mai quelli ai danni di religiose assumono una doppia valenza simbolica: sono una violenza contro la donna e una violenza contro la religione .

A ciò si aggiungano la mortificazione delle vittime che scoprono la propria corporeità con i suoi cicli biologici e la vergogna di una gravidanza non desiderata. La regia con maestria riesce a mantenere alta, per tutta la narrazione , la tensione e l’incertezza generate dal contrasto tra la ragione  e la fede , tra la natura e lo spirito . E’ senza dubbio un racconto laico in cui la ragione pragmatica della dottoressa Mathilde (nella realtà, Madeleine Pauliac) farà da contraltare alla cieca obbedienza delle monache e al dogmatismo fideistico , tragico e funesto, della madre superiora. Se la religione mal interpretata e vissuta in modo dogmatico può generare intolleranza e  morte , è anche vero che dalla violenza può generarsi la vita . E nella maternità si scioglie il dubbio esistenziale delle suore e nella maternità ritrovano la loro identità, accogliendo nei loro corpi, chi con timidezza chi con amore , il frutto dello stupro .

Il film è il ritratto corale di un mondo clericale intessuto di relazioni femminili, solido e compatto , che con la complicità di Mathilde e di suor Maria trova la forza di affrontare e di risolvere nella maternità il dissidio interiore. Le affinità etiche di Mathilde e di suor Maria e la loro amicizia romperanno le regole rigide della gerarchia del convento e l’ordine ferreo del mondo esterno per il trionfo della vita sulla morte e del bene sul male. La trasgressione è talvolta un’operazione politica positiva per vivere e per far vivere... Nelle mani dell’autrice questa storia realmente accaduta e parziale , assume un afflato profondo e universale e sollecita lo spettatore/trice a riflettere su alcune problematiche esistenziali: la contrapposizione tra l’autodeterminazione sessuale di Mathilde e la repressione sessuale del corpo delle monache soggetto alle rigide regole di una vita monastica. Alla castità come voto che rinnega la sessualità, risponde la natura con le sue leggi e con la maternità, qui descritta con grande pudore e con grande tenerezza. Al caos e all’anarchia del mondo esterno si contrappone l’ordine rigido e ottuso del mondo ecclesiastico.

Anne Fontaine è stata definita la regista delle donne forti e rivoluzionarie e ne è un esempio Mathilde , che sfida le regole del mondo militare , i pericoli della guerra , la bramosia dei soldati in agguato in ogni angolo della strada che lei percorre per assistere le sue monachelle. E suor Maria che con coraggio affronta la madre superiora e la costringe a rivelare la tragica verità . Osservando da vicino la vita conventuale e condividendo con le religiose la quotidianità, la regista ne esplora la spiritualità e  il rapporto con il corpo. Ma soprattutto vuole offrire allo spettatore/trice ritratti ben strutturati e definiti individualmente delle suore ed evidenziarne con un gioco di luce i particolari fisici ed espressivi in modo da fugare dall’immaginario collettivo la percezione di una comunità omogenea, non identificabile e da mostrarne anche la fragilità e i dubbi .

In una sequenza filmica di Agnus Dei Suor Maria ( Agata Buzek ) confessa alla comunista Mathilde (Lou De Laage) cosa significhi vivere credendo: “Ventiquattro ore di dubbio per un minuto di speranza “ .

La regista volge uno sguardo ottimista su un evento storico così drammatico e brutale che non trova conforto e speranza in altri luoghi e in altri tempi anche più recenti. La sua opera è un inno alla vita, alla maternità, un invito alla solidarietà femminile e al coraggio .

IL film nasce dal desiderio della donna - artista di evocare e dare visibilità ad una figura femminile come Madeleine affinché sia ricordata e annoverata nelle pagine della storia per il suo coraggio, la sua determinazione, il suo eroismo in tempi di guerra.

Alla fine del film torna a risplendere la luce in quel convento volutamente tenuto nella penombra dalla regia per significare il trapasso dalla morte alla vita  e il trionfo del bene sul male .



 
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